by Mr.Webmaster
lunedì, 07 aprile 2008

E' molto di più
 
Civitavecchia-Cecchina 2-0
Un vecchio motto delle gradinate europee suona pressappoco così: “una partita di calcio non è una questione di vita o di morte. E’ molto di più”.
Civitavecchia-Cecchina ne è la riprova, come è la riprova della relatività del tempo. Senza scomodare Einstein, è scientificamente provabile quanto i 90 minuti di gioco effettivo siano dilatati rispetto a chi li vive dalla gradinata. Perché per noi non è stata Civitavecchia-Cecchina, ma la sfida di ciò che amiamo contro il destino. Non si può dare torto a chi dovesse dire che la vittoria di ieri è il frutto di due tempi giocati dai calciatori, né a chi estende il discorso e parla di coronamento di un campionato. Ma non dateci torto, ora che diremo che questa partita ha sancito la vittoria di chi crede nel Civitavecchia dopo una “partita” durata tre anni a girare campi infami, dall’Under 21 all’Eccellenza passando per la Seconda Categoria. O addirittura che è durata otto anni, da quando noi abbiamo lasciato il palcoscenico del campionato nazionale dilettanti sperando, in fondo al cuore, che la risalita sarebbe stata rapida, perché una piazza come la nostra non può stare così in basso.
Ecco perché raccontare una partita del genere è complicato, ed ecco perché di partite così si parla per anni: ci sono anni dietro quella partita, ci sono anni dopo di essa e quella partita ne fa parte. Il destino si costruisce così, cercando di migliorarlo giorno per giorno, e ogni tanto c’è la data fatidica che resta quella buona per la storia a racchiudere il significato di tante singole, oscure, polverose battaglie durate interminabili momenti.
Allora, quando è cominciata Civitavecchia-Cecchina? Quando quest’inverno abbiamo ordinato il materiale per la coreografia? Quando qualche settimana fa facevamo i conti sperando di poter festeggiare una “eventuale” vittoria del campionato a casa? Quando abbiamo iniziato a montare la coreografia in settimana? No, dai: troppo lunga. Raccontiamo solo la domenica, compreso però almeno il prima e il dopo la partita!
Alle 9 e mezzo ci accorgiamo che le aspettative sono tante, perché davanti ai cancelli ancora chiusi della gradinata di facce “di casa” ce n’è già parecchie. Nel chiuso di una stanza, comunque, la coreografia aveva già preso forma, mancavano solo alcuni dettagli, prontamente preparati sul posto. Così c’è un’ora e mezza da aspettare e la tensione viene consumata discettando di porchette e di porchetti, sacramentando per il vento e decidendo il primo coro da intonare all’ingresso delle squadre in campo. Ma le ugole si scaldano incitando i giocatori che ancora si allenano con le casacche. La gradinata va riempiendosi, è il momento di eseguire la coreografia ma nessuno sa come sia venuta. La carica comunque è tanta: passa un minuto ed è già frana, dopo la rete di Gagliardini. Non c’è un volto che non sorrida, la serie D è ad un passo. Troppo presto? Forse sì, forse no, certo il primo tempo va via con giocate dure in campo e con ragazzi sulle gradinate da spronare a cantare. A cavallo dell’intervallo le significative parentesi di carta: lo striscione per Matteo, ultras parmense, preparato dalla Bf a fine primo tempo e quello per Lady Veleno, confezionato da Old City, ad inizio secondo. Nella ripresa il sostegno raggiunge i massimi livelli, la gradinata sente la festa avvicinarsi e ritma il tempo che passa con battimani e goliardia. Poi però c’è il fischio dell’arbitro a zittirla, anche se solo per un attimo: l’arbitro decreta il rigore per il Cecchina. La rincorsa del giocatore ospite, il tiro sotto i fischi dello stadio, poi l’esplosione: Baroncini smanaccia e raccoglie il pallone, l’esultanza è più forte di un gol. Ancora due minuti e Brunetti serve De Luca per il raddoppio: bolgia. A questo punto chiediamo alla gradinata il “tutti in piedi”, i boati sono sempre più forti. Va via anche il coro del Boca, il recupero: è serie D. I ragazzi vengono tutti sotto di noi a festeggiare, ce lo meritiamo e lo sappiamo benissimo. Aspettiamo che la gente vada via e ci godiamo le gradinate vuote, poi in un manipolo effettuiamo un blitz negli spogliatoi con la squadra che si fa la doccia e alla fine andiamo.
Brindisi al bar, e c’è da decidere sul da farsi. Il tempaccio sconsiglia di unirci ai CvUltras, loro soggiovani e possono pure esporsi al libeccio della Frasca per un pomeriggio intero, noi siamo la gerontocrazia ultras della gradinata e decidiamo di scegliere… tramontana (il ristorante). Prima di partire, riceviamo la “soffiata”: la squadra, per il suo “pranzo dei guerrieri”, ha scelto la stessa sede. Ci mettiamo al tavolo di fianco a loro, brindisi e urlacci, ma i nostri si sentono poco che la voce è rimasta giù in città, ancora aleggia nel “Fattori” ormai deserto. Con Barone, col capitano, con Sasà, col mister, con tutti gli altri ci scambiamo tante battute ed abbiamo l’impressione che anche loro sappiano quanto abbiamo sofferto. Ci ha fregato Nicolucci: andato via per primo perché in televisione lo aspettava un certo Manichino, ha pagato lui anche per noi. Poi, fuori dal ristorante, la torcia con la quale volevamo affumicare la Braccianese non ha funzionato. Unico neo della giornata. Ma chissenefrega…
mercoledì, 23 gennaio 2008

Proteggi la fauna dell'Alto Lazio
 
Non pistarlo: proteggi il viterbese
Una buona notizia, che forse già sapete: il Panda Gigante non è a più a rischio estinzione. Rischio che però, purtroppo, riguarda un esemplare simpatico e tenerissimo della fauna locale dell’Alto Lazio, il Viterbese Nano. Ma anche qui c’è una buona notizia: due o tre ancora esistono e digitano, come scimmiette ben ammaestrate, persino sulle tastiere dei computer. La raccomandazione è una: non trattateli male, coccolateli, ne va della diversità della biosfera. Anzi, se vi capita mettete da parte qualche carota e l’immancabile caciotta: come nel caso del panda che mangia solo bambù, questi sono gli unici alimenti amati da questi simpatici animaletti con le orecchie da coniglio.
Abbiamo del resto una responsabilità morale al riguardo. Purtroppo abbiamo anche noi contribuito alla decimazione della specie. Ecco qui una foto che mostra dei civitavecchiesi assai poco ambientalisti, che danno vita ad una deprecabile caccia al coniglio viterbese per le strade intorno allo stadio di Viterbo.
 Viterbese-Civitavecchia C.I. 1992
Risale ad una battuta di caccia in occasione di Coppa Italia del 1992 e la cultura ambientalista, ahinoi, non si è ancora diffusa abbastanza. Sappiamo che tutt’oggi c’è chi ricorda quelle trasferte-safari a Viterbo con cartelli come questo
 Viterbo: attenzione
Fortunatamente è dal 1993 che non si registrano incontri tra Civitavecchia e Viterbese, altrimenti oggi staremmo piangendo un altro povero animale estinto, come il mitico uccello dodo o la ruzzica rampichina.
Facciamo quindi mea culpa e invitiamo anzi gli ultras di tutta Italia (e ripetiamo tutta Italia, perché alzi la mano chi non ha infierito contro questi poveracci) a fare altrettanto.
L’occasione ci è anche gradita per augurare BUONA SERIE D a tutti. Ma proprio tutti…
giovedì, 08 novembre 2007

Avanti Gradinata!

Cv-Tanas 93/94

venerdì, 30 giugno 2006

Le Origini della Vecchia

"La storia è una galleria di quadri dove ci sono pochi originali e molte copie." (Charles De Tocqueville)


La storia siamo noi, sarebbe facile dirlo. Ma è vero fino a un certo punto. Così in attesa di terminare la rubrica sulla storia del gruppo, ci pare giusto aprire una parentesi e parlare della storia del Civitavecchia. Anche perché in questi giorni si fa un gran parlare di quale sia il vero Civitavecchia, eccetera eccetera… E c’è anche chi polemizza per il nome che sarebbe stato scelto (Us Civitavecchia).
A questo punto, semplicemente per dare delle coordinate precise di ciò che ha rappresentato a Civitavecchia il calcio da quel fatidico 1920 ad oggi, giusto pubblicare quanto segue. E occhio alle sorprese: scoprirete non solo che l’Us Civitavecchia è tutt’altro che un animale sconosciuto, ma che anzi persino l’Us Civitavecchiese non è un’invenzione di due o tre anni fa…


Orgogliosi di essere Civitavecchia Calcio 1920!

 

Era il 1920 ed il calcio iniziava ad affacciarsi alla ribalta nazionale, quando a Civitavecchia uno sparuto numero di appassionati diede vita alla Societa Sportiva Civitavecchiese.
Scelti i colori sociali nero-azzurri, disegnato in un campetto di periferia il rettangolo di gioco, braghettoni lunghi a dismisura e scarpe bullonate ai piedi, gli undici erano pronti per la grande impresa.
La neonata società pur dibattendosi tra le mille difficoltà di una città di provincia, riuscì ad iscriversi ad un campionato di 3^ divisione.
Il battesimo avvenne al Campo Gargana, un campo di gioco posto in fondo a via dell’Immacolata; numerosi gli spettatori ai bordi del campo con gli occhi puntati per non perdere le imprese dei loro idoli, imprese, perché in effetti l’impegno richiesto era reso più difficoltoso dalle precarie condizioni del campo, duro e polveroso per la tramontana o acquitrino per le piogge. Di stagione in stagione la popolarità del calcio aumenta, e la Civitavecchiese, con una politica oculata, fatta di piccoli passi, vince il campionato nella stagione 1921/1922 e in seguito è prima al campionato 1931/1932 e si aggiudica il diritto di giocare in 1^ divisione.
In tutto questo lasso di tempo la squadra aveva anche trovato una buona sistemazione al Campo Marconi.
La compagine che conquistò il passaggio in 1^ divisione era abitualmente formata da:Cresta, Mattioli, Tirindelli, Pittaluga, Altieri, Fiorucci, Antola, Del Pino, Melchiorri G., Tossio, Melchiorri M.
Negli anni 33/35 lo stadio Marconi è chiuso per lavori e la Civitavecchiese disputa tutti gli incontri casalinghi al Campo Gargana. Il campo era adibito agli usi più disparati, vi si svolgeva ogni tipo di manifestazione.
Tra il 1930 e il 1940 la Civitavecchiese onora i colori sociali (cosa che non vediamo da anni!), confrontandosi ad armi pari con squadre molto più agguerrite e soprattutto  con disponibilità economiche più rilevanti, quali la Viterbese, con la quale si accenderà una famosa rivalità, il Tivoli, il Cagliari, il Cosenza ed altre in rappresentanza di Roma.
Erano encomiabili l’amicizia tra giocatori e l’attaccamento alla maglia,non come adesso che si gioca solo per i soldi, e non era una squadra di calcio che scendeva in campo, ma un nerboruto gruppo di amici.
Il ricordo delle loro imprese si frammenta in suggestivi episodi che portano finalmente alla serie C. L’ultima partita di quella memorabile impresa si svolse a Formia, contro la compagine locale; per l’occasione furono allestiti treni popolari per supportare la squadra nel momento del trionfo.
Nel 1936 venne inaugurato il nuovo stadio “Comunale” (ribattezzato in seguito Stadio G. Fattori in memoria di uno dei più attivi presidenti della Civitavecchiese) con un incontro tra i nerazzurri ed il Cosenza finito in parità. Dopo una breve interruzione per i tristi anni di guerra la Civitavecchiese torna ad affrontare il campionato di serie C e pur arrivando 2^ e vincendo una partita dello spareggio con la Romulea e il Carbonia , retrocede in serie D. Nella stagione 57/58 la Civitavecchiese scrive forse una delle pagine più belle della sua storia vincendo il CND; poi ci sono la crisi, una stagione in serie D ed il ritorno in Promozione. È il 1970 e dopo 19 anni di storia la Mancini opera la fusione con la Civitavecchiese formando così l’attuale Civitavecchia Calcio.

 

P.S.: ringrazio Lele per avermi fornito l’articolo che potete leggere qui sopra… Il dibattito può continuare.

postato da: Hummel1989 alle ore 17:07 | link | commenti (1)
categorie: storia
venerdì, 05 maggio 2006

Un anno difficile: ‘95/96
La gloria la si deve acquistare, l’onore invece basta non perderlo (A. Schopenauer)

La scottante delusione dell’anno passato fu digerita presto, con la celebrazione estiva dei consueti riti Bad Boys e la preparazione del successivo campionato. Quando uscì la composizione dei gironi trovammo un raggruppamento davvero vasto, con punte meridionali nella provincia di Roma, qualche abruzzese, molte umbre e marchigiane. Soprattutto, ritrovavamo avversari stimolanti viste le più recenti sfide (Monterotondo, Maceratese) ma anche tifoserie assolutamente navigate del panorama ultras nazionale (Civitanovese, Sambenedettese). Nel frattempo però arrivavano anche nuovi impegni per i ragazzi che formavano il gruppo: militare, lavoro, trasferimenti. E infatti fu un anno difficile per la gradinata, con un paio di cadute di stile particolarmente gravi, delle quali comunque non siamo stati affatto protagonisti diretti.

Tant’è. I Bad Boys non poterono far altro che defilarsi dal comando della gradinata, restituito il quale alla vecchia guardia, ormai identificatasi con Forever Ultras, il risultato non fu certamente eccezionale. Nonostante questo, si riuscì ad onorare qualche trasferta, alcune in beatissima solitudine: ad esempio la “solita” Ladispoli o la completamente inedita Guidonia sono state effettuate in puro spirito BB.
Ma non fu un anno fortunato per le tifoserie del campionato nazionale dilettanti, e men che meno per nessuna delle tifoserie laziali del girone: al “Fattori” si videro solo due tifoserie, anche se assolutamente valide. La Civitanovese e la Sambenedettese non sono certo le ultime arrivate in fatto di scena ultras e lo hanno dimostrato sia i circa venti civitanovesi che le centinaia di sambini giunti in riva al Tirreno. I primi della trasferta a Civitavecchia ricorderanno certe stranezze: le offese prese, poi il ritrovarsi di fronte due Bad Boys che ripiegavano lo striscione e che non sono scappati di certo, pur essendo in nettissima inferiorità numerica e non avendo peraltro partecipato alle offese. Ai secondi i ricordi sono... rimasti in mano, due striscioni dei Forever Ultras lasciati appesi in gradinata mentre fuori si registravano “caldi momenti” e che, a quanto sembra, un sambenedettese ha smontato e portato via quando lo stadio era vuoto, in tutta tranquillità. Una macchia gravissima che secondo alcuni incomberà sull’intera tifoseria civitavecchiese ma che, per quanto ci riguarda, non coinvolge minimamente i Bad Boys, che restano del tutto indifferenti alle figuracce patite da chi manca completamente di mentalità. E la storia, anche e soprattutto quella più recente, dimostra quanto immani siano le differenze tra Gruppi e gruppi di Civitavecchia (l’alternanza maiuscola-minuscola non è affatto casuale).
P.S.: un grazie caloroso a Essetie per la collaborazione in questa e nelle prossime puntate della rubrica.

 

postato da: Hummel1989 alle ore 19:52 | link | commenti (19)
categorie: storia
domenica, 12 marzo 2006

Ad un passo dal C...ielo
"Le compagnie, le compagnie scellerate sono state la mia rovina" (William Shakespeare)

Anno 1994/95 e rieccoci nel campionato nazionale dilettanti, dopo un anno in purgatorio nell’Eccellenza. Si parte subito in trasferta a Monterotondo, che celebriamo in treno con una sparuta presenza, senza ingombranti accompagnatori e all’insegna della goliardia. Col passare delle giornate l’entusiasmo torna al “Fattori” e con esso gli altri gruppi della gradinata. Il girone presenta numerose e proibitive trasferte in Sicilia (ne riusciremo a realizzare solo una, in aereo: pessima esperienza per questo mezzo così poco “ultras”…) e quindi ci concentriamo, come gruppo, su quelle laziali. Ne vengono effettuate numerose, in alcune la tifoseria civitaveccheise si mobilita in buon numero (Fiumicino, Pomezia, Civita Castellana, Ladispoli), in altre i BB fanno praticamente da soli (Isola Liri, Ceccano, Anagni, ecc). E’ un anno importante, comunque, soprattutto per i rapporti interni alla gradinata: cresce netta la sensazione che siamo di un’altra pasta, forti diventano le divergenze in alcuni casi. La trasferta di Ladispoli fa registrare una lite interna tra civitavecchiesi poi “risolta” qualche ora dopo nelle storiche viuzze del quartiere Ghetto (con qualche ripercussione anche a Pomezia), anche in casa col Ceccano abbiamo da ridire: con questi tifosi i rapporti erano poco chiari dalla finale di Coppa Italia regionale dell’altro prima. Noi li avevamo pressoché ignorati,  i Forever Ultras li avevano sfanculati per 90’ e poi incitati (!) al triplice fischio finale, venendo corrisposti (!). Al “Fattori” si presenta qualcuno dei loro, avviene uno scambio di sciarpa ma siccome il risultato non si sblocca i FU risfanculano e bruciano pure la sciarpa (scambiata!). Noi per tutta risposta cantiamo “Ceccano, Ceccano” e gli sguardi torvi si sprecano. E ancora, ad Isola Liri, si parte con un pulmino: ma arrivati allo stadio noi BB in 4 appendiamo lo striscione e cantiamo, loro in 10 si siedono in mezzo al pubblico locale e stanno zitti. Insomma, un disastro: addirittura non vogliono cantare il nostro classico “Nerazzurri olè” contro il Latina perché «anche loro sono nerazzurri»! Ecco, ultras di tutta Italia, cosa abbiamo dovuto sopportare ed ecco, osservatori civitavecchiesi, perché certe “Band” locali per quanto ci riguarda se ne possono pure andare a tifare chi pare a loro…
I Bad Boys comunque acquisiscono consapevolezza di avere mentalità, producono materiale (belli i bandieroni), si sbattono, aprono una nuova sezione (la “Faro”, dell’omonimo quartiere), stampano fanzine… fanno insomma quello che possono e anche di più. Sul piano dei rapporti, mantengono l’amicizia coi Boys di Civita Castellana e ospitano nel settore a Fiumicino gli Ultras Ostia. Qualche problema in casa col Latina mentre assai movimentato è lo scontro al vertice col Monterotondo. Oltre alle tifoserie già citate (ottimi i pontini), arrivano ospiti in varia misura da Ceccano, Civita Castellana, Isola Liri, Anagni, più nove encomiabili marsalasi. La promozione in C2 sfuma all’ultima giornata, proprio in favore dei biancazzurri di Sicilia.

postato da: Hummel1989 alle ore 18:50 | link | commenti
categorie: storia
mercoledì, 01 febbraio 2006

'93/94: dalle Alpi alla Sicilia

Le tempeste della gioventù sono circondate da giorni splendenti (Vauvenarges)

 

E’ qui che il gruppo vacillò, anche se solo per poche partite: quell’estate, con la prospettiva di un’Eccellenza da affrontare, era davvero triste. Perché al di là del naufragio dei sogni da C2, dietro avevamo un’annata fai-da-te (fatte salve sparute apparizioni dei Fedayn) appena conclusa, con punte di appena sei ragazzi a cantare in gradinata; e davanti avevamo gli stimolanti orizzonti di Santa Marinella, Fregene, Tanas Primavalle e Aureliana Montespaccato…

Il torneo iniziò con noi semplici spettatori a suggere l’aria del “Fattori”, per capire che aria tirava. L’aria tirava bene: si rividero anche singoli esponenti degli Indians Korps svaniti nel nulla due anni prima e a Civitavecchia-Maccarese (quinta giornata: 6-0) non potemmo fare a meno di lanciare i primi cori. In quattro e quattr’otto gli striscioni tornarono al “Fattori”: i cosiddetti Ik presero il nome di Forever Ultras realizzando uno striscione gigantesco ed altri, con nomi altisonanti (Panthers, l’Armata Vittoriosa, Vecchia Guardia, Civitavecchia e chi più ne ha più ne metta) per imbandire la gradinata ad ogni pasto domenicale. Noi ci accontentammo di realizzare il nuovo Bad Boys, a bande nere e azzurre, con righe e lettere gialle nella innovativa grafica: non grande, ma ancora dura…

Insomma, il 1993/94 fu una galoppata strepitosa del Civitavecchia. La gente veniva a frotte allo stadio, altri ragazzi si avvicinavano ai Bad Boys. Si tornano ad organizzare trasferte in pullman: a Roma con l’Aureliana Montespaccato, a Cassino per la semifinale di Coppa Italia regionale. Competizione che ci vede poi in finale al Flaminio raggiungere la cifra di 1500 tifosi in trasferta e strappare un biglietto per la fase nazionale. Altra trasferta di massa a Santa Marinella (800) e buone partecipazioni ad Impruneta, Gallese, Santa Lucia del Piave, Aosta (contro il Varese). Un idillio? Fino a un certo punto: se c’è il pullman i Forever Ultras partono, se no restano a casa. Così i Bad Boys vanno talvolta soli e in ordine sparso, come a Fregene.

In casa, invece, si va all’unisono con gli altri gruppi e si riesce anche ad organizzare pregevoli coreografie (nostra quella col Tanas Primavalle, dei FU quella con la Sorianese ). Memorabile quella di Civitavecchia-Santa Marinella, per il quinquennale del gruppo: il Cv sopra le teste, a due aste “1989” da una parte e “1994” dall’altra e lo striscione “da 5 anni al vostro fianco: carica ragazzi”.

Proprio per migliorare l’aspetto scenografico della gradinata, furono create delle bandiere del gruppo. Il giorno di Civitavecchia-Alcamo (finale di Coppa Italia nazionale), poi, sarà davvero indimenticabile, con festeggiamenti veri, mentre più sobri saranno quelli per la vittoria del campionato.

In conclusione, possiamo affermare che la tifoseria era rinata, mentre i Bad Boys hanno usato questo tipo di stagione per rinserrare le fila e assumere una connotazione più defilata nella gradinata, ma paradossalmente più ultras e comunque più consona al nostro numero (che non è stato mai “pesante”) e alla nostra mentalità.

postato da: Hummel1989 alle ore 20:38 | link | commenti
categorie: storia
sabato, 21 gennaio 2006

Il "bello" di una retrocessione: 1992/93
Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l'affrontano (Tucidide)

Altro giro, altra corsa. Nessuno si stupì più di tanto quando all’esordio del 1992/93 (al campo “Gedila”, per lavori al “Fattori”) contro il Montegranaro l’entusiasmo si era raffreddato tanto da portare i soli striscioni dei Bad Boys al debutto della Vecchia. Pensammo ad una contromossa (così era, almeno in parte, per i Fedayn) dopo l’ennesimo tumultuoso derby a Viterbo: per la coppa eravamo partiti con un pullman, scesi sotto la loro gradinata (a quei tempi gli allora Viking non si mettevano in curva) e avevamo seminato letteralmente il panico, assediando i gialloblù da fuori; violenti furono gli incidenti con le f d o e fummo rispediti a casa senza nemmeno vedere la partita. Erano i primi segnali negativi di una stagione tanto foriera di amarezze che decidemmo di portare una bandiera nipponica (kamikaze!) sempre con noi.

Compreso, dopo qualche giornata di campionato, che gli altri due gruppi si erano defilati, in particolare gli Indians Korps, realizzammo tre nuovi striscioni: quello Bad Boys nuovo (non particolarmente bello, più piccolo del precedente), il favoloso bandierone Cv e due sigle che decidemmo di adottare, Spqc e Ultras. Vide la luce anche Viking, nostro sottogruppo formato da ultrà juventini che quando non erano impegnati con la Signora la tradivano con la… Vecchia. Da soli non riusciremo, è evidente, a mantenere la tifoseria sui livelli dello scorso anno anche perché la squadra prende schiaffi come se piovesse: ma ci difendemmo bene. Riprendiamo comunque il racconto: nelle prime giornate vengono a “trovarci” gli Hw Foligno e i Boys Maceratese. Con i primi prevale indifferenza, nella partita coi secondi arriviamo allo stadio preparati: veniamo relegati per “motivi di ordine pubblico” ancora una volta in tribuna coperta, all’intervallo però facciamo il giro e ci piazziamo di fianco a loro, di cui ci era noto il gemellaggio coi viterbesi. Non risponderanno affatto, tuttavia, ai cori in quantità industriale che riserviamo ai nostri “cugini”. Anzi, al 90’, quando i loro giocatori vanno ad esultare sotto i loro tifosi, noi applaudiamo la squadra biancorossa per il bel gesto e per tutta risposta qualche maceratese viene a scambiare le sciarpe! Poi al ritorno…
Nonostante tutto, quell’anno si sono aggiunti al gruppo ragazzi poi diventati colonne portanti dei Bad Boys. Altro “avvicinamento”, piuttosto singolare, durante Civitavecchia-Forlì: volendo fomentare la gradinata, individuiamo nel secondo tempo quattro ragazzi che ci osservano. Li circondiamo e li costringiamo a fare il tifo: dopo un po’ confessano che sono ultras del Cerveteri, venuti a “spiarci” per la sosta della C2. Da “sezione aneddoti”! Finita lì, ovviamente…
Scontri in casa si registrano nel derby con la Viterbese, anche se loro vengono senza striscioni, seduti e in silenzio assoluto. Per caricarli ad ogni costo (che capoccioni…) ci becchiamo una controcarica fatta bene dalle f d o. Restando nell’ambito delle partite in casa, poco altro da segnalare, se non le contestazioni dopo Civitavecchia-V. Senigallia e altri tumulti in Civitavecchia-Bastia, questa volta con bersaglio l’arbitro Ayroldi, che ci costano la squalifica.
Così Civitavecchia-Chianciano diventa una trasferta, sul campo neutro di Gallese. Si fanno trovare sul posto un paio di Boys del Civita Castellana e ne nasce un’amicizia. Menzione per gli Indians toscani, presenti anche se in pochi: indifferenza tra noi e loro. C’è anche spazio per un’altra comoda puntata a Ladispoli mentre concentriamo le nostre forze (anche economiche) per poche trasferte, ma fatte bene: una di queste è Foligno (una dozzina in treno), caratterizzata da un lungo corteo e da qualche chiacchiera con i falchetti, inattivi quel giorno. L’altra è Macerata: la situazione è disperata, la pericolante Vecchia si presenta su un campo che sogna la C2, dal Tirreno partono due pullman (Bad Boys e Fedayn). Nonostante l’indifferenza dell’andata, i pistacoppi ci accolgono con sciarpe della Viterbese, insulti e quant’altro. Ne nascono incidenti e cariche: è ragionevole che i vecchi maceratesi si ricordino ancora oggi bene di noi. Infine, alla terz’ultima giornata, il derby a Viterbo (un pullman, noi e i Fedayn): noi spacciati, loro terzi in classifica e si fanno trovare finalmente organizzati. Le f d o vigilano in forze (scaramucce col loro pubblico di fianco al nostro settore), poi siamo oggetto di una sassaiola da lontano, completamente velleitaria; sulla superstrada, centrano invece con un sasso un vetro del pullman, poi scappano a gran velocità. Che dire? Forse se i viterbesi esistono a livello ultras lo debbono soprattutto alle nostre “sollecitazioni”…
Intanto il Civitavecchia retrocede in Eccellenza, altro che spranghe in serie C... Ma è un verdetto che non macchia un’annata vissuta dignitosamente dai Bad Boys.
postato da: Hummel1989 alle ore 15:00 | link | commenti (2)
categorie: storia
sabato, 14 gennaio 2006

1991/92, l'annus mirabilis della gradinata

Bisogna proprio non valer niente, per non avere nemici (A. Bougeard)

Memori degli anni passati, i Bad Boys segnarono il salto di qualità nel 1991/92. Un altro campionato di interregionale, che chiamava però il Civitavecchia ad incroci con nuove realtà. Leggevamo sul calendario Torres, Viterbese, Ostia, Aquila: insomma, un girone di ferro, una C2 declassata dal punto di vista delle gradinate.

Quindi, nulla da lasciare al caso: fu così che venne organizzata la prima trasferta, Viterbo di Coppa Italia, una “calda” notturna d’agosto. Li graziammo, non portandoci via il loro striscione “Boys” (che coglioni siamo stati…) già nelle nostre mani. A proposito di striscioni, quell’anno realizzammo uno striscione rimasto il più grande della storia dei Bad Boys, celeste con scritta nera e la bomba. Fu così che il gruppo prese direttamente il timone della gradinata fin dalla prima giornata, anche se gli altri gruppi sarebbero comunque ricomparsi, con la solita “calma” che li distingueva. Va detto che l’anno precedente era comparso anche un “terzo polo” del tifo, che prese un suo spazio a debita distanza dal resto dei ragazzi della gradinata popolare: espressione di un quartiere cittadino (Campo dell’Oro) cominciò col chiamarsi Irriducibili, poi cambiò nome in Skp (Skin Power), poi in Brigate Nero Azzurre. Quell’anno cambiarono ancora in Ultras Grifoni, ed una domenica ci furono screzi: forse per ingannare il tempo, visto che erano anni in cui di tifoserie ospiti se ne vedevano davvero pochissime, presero ad offendere Vecchia Guardia e Bad Boys, ne scaturì un rapido, anche violento, ma chiarificatore, regolamento di conti. Fu così che un paio di domeniche dopo si riunirono al resto della tifoseria e tutti mettemmo da parte le ruggini.

La riunione dei tre gruppi (gli storici Ultras, i ragazzi di Campo dell’Oro che presero definitivamente il nome di Fedayn, noi) avvenne proprio nel campionato 1991/92. Anno da ricordare: l’amicizia nata con l’Ostia (trasferta andata così così: a causa di un ritardo biblico parte del gruppo se ne restò a Roma invece di raggiungere lo Stella Polare), gli scontri in casa con quelli dell’Acilia, che persero striscione (“veni vidi vici”) e bandiera (un tricolore), qualche modesto lancio di oggetti con gli aquilani, la memorabile trasferta di Sassari in nave: così il gruppo prendeva piede, facendosi rispettare all’interno della gradinata e con le altre tifoserie. Di quella stagione è anche il memorabile derby del 19 gennaio con la Viterbese , finito con quattro feriti tra i sostenitori gialloblù, cariche dentro lo stadio… una bolgia mai vista al “Fattori”.

La tifoseria in effetti, in particolare noi e i Fedayn, non era semplicemente in espansione: stava letteralmente esplodendo. E qualcuno ne fece le spese, un ragazzo trovato con un sasso in tasca nella trasferta di Ladispoli. Come non ricordare anche L’Aquila al ritorno, arrivati senza scorta, le cariche delle f d o dentro lo stadio contro di noi. E ad Acilia, poi (doverosa premessa: i locali di fianco a noi l’anno prima ci avevano minacciato con le bottiglie rotte e senza uno straccio di sbiro, ma eravamo comunque usciti dallo stadio, anzi… Dopo una loro sassaiola, quando siamo scesi con gli Indians Korps cric alla mano, che fuga, i biancorossi!) volevamo regolare il conto anche al ritorno: tornammo ancora al “Kristall” e demmo alle fiamme un altro loro striscione (“noi con la voce, voi con il cuore”).

Il top fu però, forse, il derby alla terza di campionato a Viterbo. Dopo i casini di coppa (sotto stretta sorveglianza!) nessuno volle darci il pullman, così andammo col Cotral: partenza ore 9.20, partita alle 15, alle 11.30 eravamo già dentro lo stadio (senza biglietto), alle 12 ci hanno cacciato e ci hanno fatto rientrare alle 13 dopo un’ora di bivacco al parco vicino alla Palazzina. Eravamo in cinque, gli unici matti disposti a partire con sciarpe e striscioni. Al ritorno, senza possibilità di prendere alcun mezzo di linea (bei collegamenti, nell’alto Lazio…), ci ha dato un passaggio il pullman della squadra. Puro spirito Bad Boys!

Insomma 1991/92, annata doc: in trasferta non siamo mai stati tantissimi, ma quelle decine di persone che si muovevano si sapevano far rispettare. E cantavamo: “torneremo in serie C, con le spranghe a caricar”…

Torneremo in serie C, già. Ma quando?

postato da: Hummel1989 alle ore 17:13 | link | commenti
categorie: storia
sabato, 07 gennaio 2006

1990/91, ovvero: aspettando… non godo

“Sono qui! I Tartari sono arrivati! Stavolta è sicuro: si distinguono i cannoni e il governo ha mandato dei rinforzi!”. (Da Il deserto dei Tartari, D. Buzzati, 1940)

E piccoli ultras crescono. Il 1990/91 è l’anno spartiacque della tifoseria civitavecchiese, è soprattutto l’anno della maturità forzata per i Bad Boys. Perché quei ragazzi volevano essere semplicemente la Nuova Guardia del tifo nerazzurro e si ritrovarono spesso in mano il pallino della situazione in maniera completamente inattesa. Tutto doveva essere chiaro fin dalla prima giornata: trasferta a Cerveteri, agevolissima ma solo per chi ha la macchina, quindi non per noi. Il gruppo dei Bad Boys  stabilisce di partire con il pullman di linea, il Cotral: ci lascerà a distanza biblica dallo stadio (dopo un viaggio che anch’esso era carico di avvisaglie su quanto poco si addice la “corriera” alle trasferte. Ci ricascheremo qualche altra volta nel corso degli anni…). Fatto sta che varcati i cancelli, spaventati gli “ultras” (virgolette d’obbligo) locali, preso posto, appesi gli striscioni artigianalissimi, preparati i coriandoli, ci mettiamo ad aspettare gli Indians Korps e… aspettiamo invano. L’arbitro fischia non solo l’inizio della partita, ma pure la fine e siamo gli unici tifosi organizzati del Civitavecchia presenti allo stadio. Durante il ritorno (inaccettabilmente lungo per 37 chilometri) pensiamo a chissà quali problemi potrebbero aver avuto gli altri gruppi, che però la domenica successiva, dietro umile richiesta di spiegazioni, ci dicono di non essere partiti. Punto.

Noi il nostro continuiamo a farlo, anzi talvolta i cori al “Fattori” cominciano a partire proprio dai ragazzi più giovani, i Bad Boys, così come le coriandolate, le fumogenate, e qualche cartata, seguendo comunque la vecchia guardia, sempre ben fornita invece di fantastiche torce rosse e qualche bandiera. Quindi in gradinata popolare le cose vanno avanti bene, mentre in trasferta si ripetono schemi piuttosto oscuri. Come a Ladispoli: trasferta in treno autonoma dei Bad Boys, aspettando gli “altri”; che mai arriveranno. In compenso, quel giorno si salda al gruppo un ragazzo presentatosi, da Roma (ma civitavecchiese doc), con la sciarpa “forza lucchese”: diventerà un pilastro del gruppo. E altri ragazzi si avvicinano nel corso delle domeniche casalinghe.

A proposito di attese, inutile chiederci se qualcuno si fosse fatto vedere al “Fattori”: dove furono appesi quell’anno, a memoria, due soli striscioni ospiti. Uno “Casalotti club primo amore” della squadra romana allora prima in classifica (0 cori, 0 persone in piedi: attaccato dai dirigenti?) l’altro delle Brigate Zaccheria del Cerveteri, allora primo in classifica e poi promosso.

Di quel campionato, vale infine la pena citare altri due casi di nostre trasferte. Acilia, alla quale partecipa il solo ragazzo romano in rappresentanza del gruppo, dove invece si presentano gli Indians Korps; e Viterbo. Il giorno è favoloso, radioso, i ragazzi dopo che nelle settimane precedenti avevano caricato la molla all’altro gruppo per partire (finalmente!) insieme si ritrovano al bar Giacomini, dov’era l’appuntamento per salire sul pullman prenotato. Ci sono una quarantina di persone, l’attesa per un derby (l’unico) sempre sentito è spasmodica, anche se la partita non conta praticamente nulla. Ma l’attesa non è solo spasmodica: si allunga. E continua ad allungarsi. E si allunga sempre di più… Insomma, il pullman a quel bar non è mai arrivato, si sono organizzate al volo tre auto (quelle reperibili) e si è partiti. Molti Bad Boys sono rimasti a terra, altri sono riusciti a trovare un posto in macchina, ma al ritorno non si erano divertiti. E’ forse lì che abbiamo capito di essere un gruppo, che dovevamo prenderne atto perché le cose nel campionato dopo dovevano cambiare.

Sarebbero cambiate? Alla prossima puntata…

postato da: Hummel1989 alle ore 18:55 | link | commenti (2)
categorie: storia