Mercoledì di ordinaria follia
Basta, la misura è colma. Non è questione di aver pareggiato in casa con l’ultima in classifica (1-1 col Velletri, primo punto interno della stagione); non è questione di essere stati eliminati dalla Coppa Italia al primo turno (3-3 a Palestrina); non è questione di essere una neoretrocessa e di essere di nuovo nei bassifondi della classifica, ma questa volta in Eccellenza. E’ una questione di immaginarsi un futuro, di avere prospettive. E questo Civitavecchia non ce l’ha, perché ha una società che si ostina a fare nozze coi fichi secchi, facendo finta che l’organico sia adeguato alla categoria e che, eresia questa davvero colossale, la categoria sia adeguata al nome e alla storia del Civitavecchia.
Tutto è possibile, d’altronde, in una città che dorme. Peccato però che c’è qualcuno che, nonostante tutto, continua a spendere soldi e giorni di ferie pur di essere laddove scendono in campo le maglie nerazzurre. Testimoni scomodi, che vi possono raccontare come vanno davvero le cose. Ed eccoci a Palestrina, in quattro, a mettere le pezze e incoraggiare la Vecchia. Bisogna vincere e la partenza è eccezionale: due gol in tre minuti, prima con Scrocca che approfitta di uno svarione difensivo e poi con un altro gol sensazionale di Brunetti, una rabbiosa conclusione dai trenta metri che non lascai scampo. Il Palestrina cerca di riorganizzarsi, il Civitavecchia gioca di rimessa e rischia ancora di trovare la via del gol. Poi Rinaldi, il nostro portiere, ne fa purtroppo una delle sue e restituisce speranze ai padroni di casa. Alla mezz’ora Di Luca procura un rigore che Ruggiero però non riesce a trasformare. Alla sagra del gol mancato partecipano lo stesso Di Luca e Lancioni. E’ un monologo che fa ben sperare, ma quel solo gol di vantaggio ci preoccupa. Sembra di poter tirare un sospiro di sollievo quando arriva il gol del 3-1, col Palestrina già in 10. Lo segna ancora Brunetti, sulla ribattuta dell’ennesimo gol mangiato, da Ruggiero. Sasà si fa pure male, e se pensiamo a quei quattro vili che lo hanno beccato dalla tribuna domenica scorsa ci viene da vomitare. Poi accade l’impossibile, con Gravina che appoggia verso la porta di testa un pallone vacante sul limite dell’area e che finisce in rete, perché Rinaldi alle sue spalle non l’aveva avvertito. Il Palestrina capisce che tra i pali il Civitavecchia ha il tallone d’achille e comincia a tirare da tutte le parti, mentre i nerazzurri continuano a mangiarsi gol. Così, al terzo minuto di recupero, su punizione arriva la beffa: 3-3, eliminazione e tanti saluti alla coppa cui l’astuto nostro presidente aveva detto di puntare tanto.
La sparuta presenza ultras allora attende il fischio finale solo per dirigersi verso gli spogliatoi, dove urliamo tutto quello che giustamente ci passa per la testa nei confronti della dirigenza, già rintanatasi altrove. Vengono a parlare con noi mister Masini, Brunetti, capitan Adornato e Lancioni, a parte un dirigente minore, ben qualificato dal cappello che portava, capace solo di blaterare ovvietà e luoghi comuni a totale sproposito. All’allenatore e ai giocatori abbiamo confermato il rispetto, fermo restando che per quanto ci riguarda certi buffoni che gestiscono il nome di Civitavecchia con noi hanno chiuso. Gli abbiamo chiesto cosa ci dobbiamo aspettare per questa stagione, e abbiamo ricevuto risposte chiare che ora ci piacerebbe leggere anche sui giornali, tanto per non essere continuamente presi per visionari, pessimisti e incontentabili. Vedremo che succederà da qui in capo a una settimana.
Noi intanto diciamo una cosa. La Promozione è dietro l’angolo, intesa tuttavia come categoria, non certo come vittoria del campionato. La sfortuna e gli infortuni non bastano a giustificare la situazione che il Civitavecchia sta vivendo: troppi giocatori sono troppo giovani e inadeguati alla categoria, insistere su di loro significa non volerli far crescere e maturare nei tempi giusti e quindi bruciarli, come nel caso del portiere, sulle cui spalle si è scaricata una responsabilità che non è in grado di sostenere, con effetti devastanti sui risultati e su lui stesso. La squadra ha bisogno di innesti importanti ed è un motivo in più per cercarli il fatto che si sia compiuto il delitto di non pensarci per tempo, non una scusa per non farlo il fatto che le liste siano chiuse. Ci sono fior di giocatori svincolati dal mondo professionistico, e ci sono giovani da prendere in prestito appena possibile, ma queste sono imprese per dirigenti che hanno competenza e conoscenza del mondo del calcio, soldi a parte. Questa società non ha né voglia di spendere, né tanto meno conoscenza e competenza: perciò questa dirigenza deve andarsene al più presto, quatta quatta, da Civitavecchia e non tornare mai più. Ci piacerebbe essere smentiti. Chi ha il coraggio di farlo?