E ti vengo a cercare…
(“Questo secolo oramai alla fine, saturo di parassiti senza dignità, mi spinge solo ad essere migliore, con più volontà” – F. Battiato)

Seconda trasferta sarda a stretto giro di posta da quella di Castelsardo, non cambia il numero dei partecipanti ma si inverte il risultato e la modalità con cui è giunto. Se due settimane fa i nerazzurri avevano spadroneggiato nel primo tempo finendo però per essere mesi sotto nella ripresa, questa volta hanno rischiato di naufragare venendo però fuori alla distanza e confezionando una vittoria che ci ha lasciato a stropicciarci gli occhi per la meraviglia sulle tribune di Calangianus. I giallorossi sardi in avvio di gara hanno subito punito con due gol una squadra scesa in campo senza nerbo. Nella ripresa sembrava essere sul punto della capitolazione quando è arrivata il terzo gol in netto fuorigioco e l’arbitro l’aveva convalidato, poi però dopo una discussione col guardalinee il 3-0 è stato annullato e lì è stata la svolta della gara. Il Civitavecchia ha dapprima accorciato le distanze con Gagliardini su rigore, lo stesso Gagliardini ha pareggiato ribattendo in rete un cross rasoterra dall’area piccola e infine un eurogol di Bevilacqua (espulso per l’esultanza) ha messo a terra i coriacei padroni di casa.
La trasferta. Si comincia il sabato sera, quando il contingente si forma poco dopo le 21 in porto. Ci s’imbarca sulla Tirrenia e dopo un’abbondante libagione e rumori molesti ci si mette a riposare, giusto un paio d’ore. Si scende presto e si cerca qualcosa da fare ad Olbia, ma c’è ben poco da fare e allora bighelloniamo un po’ per il porto fino a quando prendiamo la decisione di informarci per l’affitto di eventuali mezzi. Reperiamo un furgoncino e, dopo un percorso in mezzo agli scenari suggestivi della Gallura e dei Monti Limbara, siamo a destinazione. Sempre per fare qualcosa continuiamo lungo la strada, arrivati a Tempio notiamo tute familiari ferme ad un benzinaio e ci fermiamo anche noi: sono alcuni giocatori, coi quali scambiamo qualche chiacchiera. Pranziamo in zona e ci rechiamo allo stadio: notiamo un ambiente che ci piace, a parte l’impianto senza pretese ma carino, il paese partecipa alla squadra e tanta gente va al campo con la sciarpa giallorosa al collo. Appesi alla recinzione ci sono striscioni di 36 sponsor, praticamente tutte le attività commerciali del paese. Ci informiamo sugli abbonamenti e ci sono, costano 150 euro e la gente li fa per dare una mano alla squadra. I dirigenti della società vengono a darci persino le formazioni: insomma una realtà che ci piacerebbe vedere riproposta a Civitavecchia, dove nonostante gli sforzi di chi c’è l’organizzazione societaria è ancora carente e la città risponde pochissimo.
Altro spunto: il campo è cinto da tribune a forma di “C”, quindi con una tribuna e due mezze curve. Nella più piccola, proprio vicino all’ingresso principale, prendiamo posto noi. Nell’altra, davanti a noi, ci sono gli ultras locali. Questo settore ha un ingresso a parte e ampie inferriate a delimitarlo dal resto dello stadio: è insomma il settore ospiti che la federazione impone agli stadi in questa categoria, e ci dice l’ennesima parola su quanto siano inutili e ridicole queste normative tanto restrittive. Comunque le Brigate Giallorosse, questo il nome del gruppo locale, nonostante l’età giovane si impegnano a sostenere la loro squadra. Applaudono i nostri cori per Gabriele e il movimento, noi applaudiamo un loro striscione per due ragazzi che non ci sono più. Danno vita ad un’aspra contestazione contro l’arbitro proprio vicino al nostro settore a fine partita, ma con noi nessun problema. Torniamo in aeroporto, scarichiamo uno di noi che aveva necessità, purtroppo, di tornare a casa e andiamo di nuovo al porto in cerca di qualcosa da fare. Ma continuiamo ad essere i soli, in tutto il porto, con la voglia di fare qualcosa. Tanto vale allora risalire sulla nave e tornarsene a casa, dove sbarchiamo alle cinque di mattina. E poi tutti, o quasi, al lavoro!