by Mr.Webmaster
mercoledì, 30 aprile 2008

Catania chiama Firenze
(l'ultras resta dentro, l'assassino fuori)

 
giustizia per gabriele
Hanno trovato il modo di non mandare più i tifosi in treno. Come? Luigi Spaccarotella è ora in servizio alla polizia ferroviaria di Firenze. Insomma, per la “professionalità acquisita” sta lì a far da scorta alle tifoserie che passano? “Svolgerà mansioni non operative”, si sono affrettati a dire LorSignori. E meno male, anche perché in stazione non avrebbe neanche la scusa di dire che ha sparato alle gomme del treno…
Insomma, la pistola più calda dell’A1, colui che uccise Gabriele Sandri (mica apposta, no! Stava tirando a delle quaglie che si scontravano con alcune beccacce… Con la scusa degli incidenti portava la cena a casa), e colui che uccide sul dizionario si trova alla voce “assassino”, ora si trova alla stazione di Firenze a passare le carte, stipendiato da tutti noi contribuenti, compresi i parenti di Gabbo e i suoi amici che pure aveva scambiato per pernici. Tanto, ci hanno detto sempre le cronache proprio qualche giorno fa, l’udienza preliminare non ci sarà prima di settembre. Con calma, c’è tempo. Facciamogli accendere il condizionatore d’aria a spese del contribuente, prima di cacciarlo… Sì, perché dai pezzi di cronaca giudiziaria si comincia ad intuire la strategia di difesa: sentite questa, un “lancio” di un’agenzia di stampa. “Il giudice dell’udienza preliminare deciderà solo in quella data (settembre: intanto se ne va in ferie pagate dai contribuenti di cui sopra, ndr) se rinviare il poliziotto a giudizio davanti alla corte d’Assise o se procedere con il rito abbreviato”. Rito abbreviato significa che il signorino dice che ha scambiato Gabbo per un fagiano che si prendeva un beverino all’autogrill, chiederà tanto scusa, col mignolo teso prometterà che non lo farà più. Il risultato sarà condanna con pena sospesa, riconoscimento delle attenuanti e sospensione dal servizio. Ce lo ritroveremo a fare il metronotte o il buttafuori, o forse lo assumeranno in qualche “servizio” statale pieno di ex-fdo, tanto per non fargli perdere l’abitudine di essere pagato dal contribuente per la sua solerzia.
Tutto ciò mentre fanno "uscire" (a modo loro... cioè non esce) il ragazzino di Catania che ha soggiornato per quasi un anno e mezzo nelle patrie galere solo perché sospettato di aver contribuito ad ammazzare l’ispettore Raciti. Passerà il primo maggio a casa, strillano i giornali. Che è, un colpo al cerchio e uno alla botte? Da un certo punto di vista magari fosse. Mentre i benpensanti si stracciano le vesti (rispetto solo per la vedova. Per gli altri disprezzo), dovrebbero essere più attenti a quello che accade: il ragazzino resta infatti agli arresti (presso una comunità) per i disordini di Catania-Palermo, solo che non è più accusato dell’omicidio. Insomma, due pesi e due misure davvero: quello tira una sassata e già si è fatto un anno e passa, quell’altro spara da una parte all’altra dell’autostrada e viene pagato per guardare i treni che passano.
Ma andiamo avanti, non è finita. Dice che sull’Espresso in edicola tra poche ore c’è qualche novità che comincia ad emergere sui fati di Catania. Sempre un lancio d’agenzia ci informa che “Nel servizio di parla dell’autista che cambia versione, di filmati che non quadrano, dei dubbi sull’autopsia eseguita sul corpo di Raciti. Secondo il settimanale l’autista del Discovery della Polizia che avrebbe colpito in retromarcia Raciti "interrogato più volte ha modificato la sua versione iniziale". Dubbi vengono sollevati anche sulla 'interpretazione' dei filmati in cui si non si vede l’ispettore colpito dal sottolavello; e perplessità vengono messe in risalto sull’autopsia i cui risultati contrastano con le perizie medico legali di parte”. Come dire: la domanda non è chi ha ucciso Raciti a pezzi di lavandino, ma chi lo ha preso sotto a marcia indietro (senza stare a rimestare sulla cazzata della bomba carta che venne tirata fuori nelle ore immediatamente successive alla morte di Raciti. Anche quella vergognosa). Ecco perché “ieri la Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, l’ordine di custodia cautelare nei confronti dell’ultrà, minorenne all’epoca dei fatti, accusato di omicidio volontario”.
Per la serie: la verità viene a galla, a volte, anche quando si cerca di affogarla nella merda. E speriamo che la “rotella” giri per tutti.
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lunedì, 28 aprile 2008

ArriveDerci "Fattori"
 
Civitavecchia-Fiumicino 3-3Il Civitavecchia saluta il “Fattori” regalando ai tifosi un finale thrilling: 3-3 il risultato della sfida col Fiumicino. Durante il primo tempo i nerazzurri colpiscono due volte la traversa, nella ripresa riescono a passare con Brunetti ma nel giro di pochi minuti prendono due gol e verso la mezz’ora addirittura il terzo, su rigore. La reazione fortunatamente c’è e prima Brunetti riaccorcia le distanze, poi ci pensa Lancioni a procurarsi e a trasformare il rigore del pareggio che consente al Civitavecchia di mantenere l’imbattibilità interna.
La partita in gradinata è stata la classica, stanca prova di fine campionato. Poche le presenze, in uno stadio per il resto malinconicamente semivuoto. A poco sono valsi i palloncini nerazzurri distribuiti, crediamo dalla società, in tribuna, mentre almeno un po’ di allegria l’ha portata la musica sparata dagli altoparlanti, tra cui il coro del Boca. I Bad Boys hanno deciso di prendere posizione in merito alla questione del direttore sportivo esponendo lo striscione “Bruno Luci? Ah ah ah. Robertone a vita”, invitando il presidente Tersigni a fugare le voci di un possibile ritorno dell’inconcludente e chiacchierone suo ex consigliere, cercando invece di curare il rapporto con il taciturno ma assai più efficiente Di Paolo. Mr Burns tuttavia non c’era, avendo ritenuto più gratificante la “trasferta” a Parma per seguire la Boheme: poco male, qualcuno gli avrà raccontato tutto. C’è spazio anche per ricordare Bobby Sands, martire della lotta per l’indipendenza irlandese, con uno striscione curato dalla Bf. Sempre in zona Bf, presentata una nuova bandiera. A fine partita la squadra viene a salutare i tifosi sotto la gradinata e finalmente ci riesce, per l’occasione, una bella coriandolata nerazzurra. Comunque, nel complesso, la prova più opaca offerta quest’anno dalla gradinata. Speriamo di rifarci, magari già domenica a Soriano, e comunque il 18 maggio alla finale regionale (che non si giocherà al Flaminio, ma in una sede ancora da decidere).
postato da: Hummel1989 alle ore 19:07 | link | commenti (9)
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lunedì, 21 aprile 2008

Porchetti, biscotti e carciofi
 
Ladispoli-Civitavecchia 2-0
La seconda sconfitta stagionale è arrivata a Ladispoli. A campionato vinto e con 16 punti di vantaggio sulla seconda, dopo una stagione strepitosa, una sconfitta ci può anche stare. Una, però.
Certamente non usciamo sconfitti noi, ancora una volta protagonisti assoluti delle tribune. Ladispoli viene raggiunta da circa sessanta/settanta ultras dei vari gruppi della Gradinata Popolare, la maggior parte dei quali giungono in treno e danno vita ad un colorato corteo. Al botteghino la scena è la solita: richiesta di 7 euro, risposta negativa del contingente nerazzurro al seguito e il prezzo scende praticamente subito, non serve neanche minacciare di ribellare la Sagra del Carciofo caricando le bancarelle dei porchettari per la rabbia. A proposito di porchetti, sugli spalti di Ladispoli ce n’è uno solo “spavaldo D esserci”: gli altri, che poi sono quelli che chiacchierano, invece “Do stàvino”? A cantare “dacci un panino, porchettaro dacci un panino” in mezzo alla fiera?
Poco male. L’arrivo in ritardo preventivato del contingente gode dello sciopero dei giocatori del Ladispoli, che entrano in campo con ritardo perché non beccano l’ombra di un euro da querdì. D’altronde, fosse per gli incassi, la società poteva pure stare in serie C2 di ruzzica rampichina, perché sugli spalti del “Marescotti” ci sono duecento spettatori e tre quarti di loro sono civitavecchiesi. E meno male che era derby, e meno male che era la loro partita della vita, e meno male che i mai visti (neanche questa volta) “ultras del Ladispoli” hanno la “rivalità” con noi. Ma ormai che ce lo raccontiamo a fare?
Il caldo è tanto, noi facciamo un po’ di effimera ombra con qualche fumogenetto e diamo vita alla solita buona prestazione, con tanta goliardia. A fare da contraltare ai nostri cori solo le campane della brutta chiesa vicino allo stadio (e gli incubi delle trasferte nello squallore di Dragona in quel momento hanno adombrato le menti di alcuni di noi). Sbandieriamo, issiamo i due-aste, diamo vita a qualche scarpata, accendiamo una torcia, chiediamo la vittoria in tutte le lingue possibili, ribadiamo con le facce come il bronzo che il Marangone è il limes oltre il quale, ai nostri occhi, si stende la “Terronia”… ma niente, i giocatori non capiscono le nostre richieste avanzate a più riprese tra il serio e il faceto e subiscono il Ladispoli. Tanto che c’è addirittura chi avanza il sospetto che, invece dei soliti Galbusera, il “biscotto” a farla da padrone oggi sia un altro, ma l’impegno soprattutto di alcuni nostri giocatori non merita certe illazioni. C’è così, comunque, il saluto alla squadra e l’uscita dalla porta secondaria, di corsa per non fare tardi, a prendere il treno per il ritorno.
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sabato, 19 aprile 2008

1994
postato da: Hummel1989 alle ore 17:00 | link | commenti (7)
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mercoledì, 16 aprile 2008

GRAZIE RAGAZZI

Qua non si tratta di osannare nessuno, né di ostentare mentalità ripetendo all’infinito gli slogan triti e ritriti sulla “maglia”. Siccome seguiamo una squadra di calcio, siccome abbiamo la memoria storica di ciò che è il calcio a Civitavecchia, dobbiamo dare i meriti sportivi a chi li ha. La squadra di Paolo Caputo a tre giornate dalla fine ha già vinto da un pezzo matematicamente il campionato e ha già battuto almeno una volta tutte le sue avversarie. I giocatori di adesso, che tra due o tre anni saranno probabilmente di altre squadre, ce li ricorderemo tra dieci o quindici anni come ci ricordiamo adesso di Stacchiotti, Luchetti, Cardillo o Baldolini. Siamo andati a ringraziarli al campo, durante gli allenamenti, lontani dai presenzialismi di Civitavecchia-Cecchina. Ora lo facciamo anche sul blog, perché quelle immagini e quelle emozioni indimenticabili siano fissate ancora meglio nella memoria di tutti noi. Tutto qua: grazie ragazzi.

postato da: Hummel1989 alle ore 00:37 | link | commenti (14)
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domenica, 13 aprile 2008

Comunque è uguale
 
uguale
“Spavaldi D esserci”, “noi ci siamo stati sempre”… Li abbiamo cercati dappertutto, preoccupandoci che fossero rimasti imbottigliati nel traffico del santuario, mandando i Cv Ultras in avanscoperta al porchettaro: niente da fare, ci hanno detto, non c’erano neanche sotto i panini. Peccato perché è la prima trasferta che saltano: s’intende, dopo Rieti, Pomezia, Anzio, Torri, eccetera eccetera… Comunque è uguale (anzi meglio).
Chiusa la parentesi sugli indegni, ecco invece la cronaca di una domenica ormai quasi estiva bagnata da un diluvio di gol. Chi pensava che la gradinata avrebbe mollato, una volta raggiunto l’obiettivo serie D, è rimasto deluso: una trentina i ragazzi dei quattro gruppi che si muovono alla volta di Divino Amore. Durante il viaggio d’andata, a costo di fare tardi, si tenta la fortuna: tentativo inutile, a parte il fatto che ovviamente facciamo tardi, complice anche il traffico dei pellegrini (e speriamo che qualcuno non abbia sporcoddiato troppo mentre era in fila in auto, magari con i finestrini aperti). Il centro sportivo è comunque abbastanza accogliente, anche se la tribuna è scarsetta, troviamo posto e appendiamo l’armamentario riscaldando l’ambiente con cori e torcia, mentre i campionati regionali (speriamo di non doverci capitare mai più) ci regalano un’altra perla: l’allenamento di due squadre di football americano proprio oltre la rete che delimita il campo da calcio…
Le squadre comunque hanno aspettato noi per regalare il meglio: nel primo tempo il vantaggio di Gagliardini ci dà fiducia sugli stimoli dei ragazzi in tempo, l’inizio ripresa sembra però volerci smentire perché svaniti i fumogeni siamo addirittura sotto di un gol. A questo punto scatta puntuale ed inevitabile la macumba, la pezza “Tarquinia” viene rimossa e fa subito effetto (come in occasione del rigore parato da Baroncini col Cecchina): gol di Adornato e del redivivo Greco e siamo di nuovo sopra. Arriva anche il quarto sigillo, con Ruggiero, e ciò ci rende felici anche se comunque sulle gradinate è la goliardia che la fa da padrona pressoché assoluta. Il terzo gol dei locali strappa applausi sinceri per il gesto atletico e si finisce con gli ormai consueti saluti reciproci con la squadra. La chicca della giornata è probabilmente la fotoricordo del presidente, ignaro di ciò che avveniva alle sue spalle (comunque è uguale… anzi meglio), poi c’è tempo per quattro chiacchiere e un caffè e siamo di nuovo a casa.
lunedì, 07 aprile 2008

E' molto di più
 
Civitavecchia-Cecchina 2-0
Un vecchio motto delle gradinate europee suona pressappoco così: “una partita di calcio non è una questione di vita o di morte. E’ molto di più”.
Civitavecchia-Cecchina ne è la riprova, come è la riprova della relatività del tempo. Senza scomodare Einstein, è scientificamente provabile quanto i 90 minuti di gioco effettivo siano dilatati rispetto a chi li vive dalla gradinata. Perché per noi non è stata Civitavecchia-Cecchina, ma la sfida di ciò che amiamo contro il destino. Non si può dare torto a chi dovesse dire che la vittoria di ieri è il frutto di due tempi giocati dai calciatori, né a chi estende il discorso e parla di coronamento di un campionato. Ma non dateci torto, ora che diremo che questa partita ha sancito la vittoria di chi crede nel Civitavecchia dopo una “partita” durata tre anni a girare campi infami, dall’Under 21 all’Eccellenza passando per la Seconda Categoria. O addirittura che è durata otto anni, da quando noi abbiamo lasciato il palcoscenico del campionato nazionale dilettanti sperando, in fondo al cuore, che la risalita sarebbe stata rapida, perché una piazza come la nostra non può stare così in basso.
Ecco perché raccontare una partita del genere è complicato, ed ecco perché di partite così si parla per anni: ci sono anni dietro quella partita, ci sono anni dopo di essa e quella partita ne fa parte. Il destino si costruisce così, cercando di migliorarlo giorno per giorno, e ogni tanto c’è la data fatidica che resta quella buona per la storia a racchiudere il significato di tante singole, oscure, polverose battaglie durate interminabili momenti.
Allora, quando è cominciata Civitavecchia-Cecchina? Quando quest’inverno abbiamo ordinato il materiale per la coreografia? Quando qualche settimana fa facevamo i conti sperando di poter festeggiare una “eventuale” vittoria del campionato a casa? Quando abbiamo iniziato a montare la coreografia in settimana? No, dai: troppo lunga. Raccontiamo solo la domenica, compreso però almeno il prima e il dopo la partita!
Alle 9 e mezzo ci accorgiamo che le aspettative sono tante, perché davanti ai cancelli ancora chiusi della gradinata di facce “di casa” ce n’è già parecchie. Nel chiuso di una stanza, comunque, la coreografia aveva già preso forma, mancavano solo alcuni dettagli, prontamente preparati sul posto. Così c’è un’ora e mezza da aspettare e la tensione viene consumata discettando di porchette e di porchetti, sacramentando per il vento e decidendo il primo coro da intonare all’ingresso delle squadre in campo. Ma le ugole si scaldano incitando i giocatori che ancora si allenano con le casacche. La gradinata va riempiendosi, è il momento di eseguire la coreografia ma nessuno sa come sia venuta. La carica comunque è tanta: passa un minuto ed è già frana, dopo la rete di Gagliardini. Non c’è un volto che non sorrida, la serie D è ad un passo. Troppo presto? Forse sì, forse no, certo il primo tempo va via con giocate dure in campo e con ragazzi sulle gradinate da spronare a cantare. A cavallo dell’intervallo le significative parentesi di carta: lo striscione per Matteo, ultras parmense, preparato dalla Bf a fine primo tempo e quello per Lady Veleno, confezionato da Old City, ad inizio secondo. Nella ripresa il sostegno raggiunge i massimi livelli, la gradinata sente la festa avvicinarsi e ritma il tempo che passa con battimani e goliardia. Poi però c’è il fischio dell’arbitro a zittirla, anche se solo per un attimo: l’arbitro decreta il rigore per il Cecchina. La rincorsa del giocatore ospite, il tiro sotto i fischi dello stadio, poi l’esplosione: Baroncini smanaccia e raccoglie il pallone, l’esultanza è più forte di un gol. Ancora due minuti e Brunetti serve De Luca per il raddoppio: bolgia. A questo punto chiediamo alla gradinata il “tutti in piedi”, i boati sono sempre più forti. Va via anche il coro del Boca, il recupero: è serie D. I ragazzi vengono tutti sotto di noi a festeggiare, ce lo meritiamo e lo sappiamo benissimo. Aspettiamo che la gente vada via e ci godiamo le gradinate vuote, poi in un manipolo effettuiamo un blitz negli spogliatoi con la squadra che si fa la doccia e alla fine andiamo.
Brindisi al bar, e c’è da decidere sul da farsi. Il tempaccio sconsiglia di unirci ai CvUltras, loro soggiovani e possono pure esporsi al libeccio della Frasca per un pomeriggio intero, noi siamo la gerontocrazia ultras della gradinata e decidiamo di scegliere… tramontana (il ristorante). Prima di partire, riceviamo la “soffiata”: la squadra, per il suo “pranzo dei guerrieri”, ha scelto la stessa sede. Ci mettiamo al tavolo di fianco a loro, brindisi e urlacci, ma i nostri si sentono poco che la voce è rimasta giù in città, ancora aleggia nel “Fattori” ormai deserto. Con Barone, col capitano, con Sasà, col mister, con tutti gli altri ci scambiamo tante battute ed abbiamo l’impressione che anche loro sappiano quanto abbiamo sofferto. Ci ha fregato Nicolucci: andato via per primo perché in televisione lo aspettava un certo Manichino, ha pagato lui anche per noi. Poi, fuori dal ristorante, la torcia con la quale volevamo affumicare la Braccianese non ha funzionato. Unico neo della giornata. Ma chissenefrega…
domenica, 06 aprile 2008

Dedicato... a chi?

Stagione al tramonto

Dedicato a quelli che ci sono sempre. Dedicato a quelli che il panino con la porchetta se lo mangiano di mercoledì a Nemi in Coppa Italia sotto la pioggia a 2 gradi di temperatura con le mani sporche perché si è bucata la gomma (e non c’è bisogno che dicano “noi c’erimio”). Dedicato a quelli che “domenica prossima ‘ndo annamo”, e la domenica dopo sono là. Dedicato a quelli che non chiedono “domenica ‘ndo annamo” perché sanno il calendario a memoria. Dedicato a quelli che odiano ogni sirena.
Dedicato a quelli che volevano una sciarpa al collo e quando l’hanno avuta l’hanno sempre messa. Dedicato anche a quelli che la sciarpa e la bandiera se la fanno stampare da soli, a “pezzo unico”.
Dedicato a quelli che non vogliono che parta il coro del “Boca”, ma poi lo cantano fino alla fine. Dedicato a quelli che a “mi ricordo una vecchia canzone” restano nel mezzo.
Dedicato a quelli che le stanze di casa le vogliono lunghe e strette perché ci devono fare gli striscioni. Dedicato a quelli di via dell’Ottimo Consiglio. Dedicato a quelli che è vent’anni che sono fuori moda. Dedicato pure ai “casual”, che tutto fanno tranne che vestitisi “casualmente”, soprattutto la domenica.
Dedicato a chi questo campionato non lo ha visto a causa di limitazioni alla libertà personale. Dedicato a Simone, a Ivanetto, a Fabrizio, a chi anche questo campionato lo ha visto da lassù. Dedicato a Giulia, a Michele, a Gabriele, a Matteo che li hanno raggiunti durante questo campionato. Dedicato a quelli che ci vogliono bene, che ci rispettano per quello che siamo. Dedicato a noi.
postato da: Hummel1989 alle ore 23:44 | link | commenti (10)
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sabato, 05 aprile 2008

Per quelli che ci sono sempre

Per quelli che ci sono sempre
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martedì, 01 aprile 2008

Tornelli in Sabina

Tornelli in Sabina

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categorie: 7 giorni su 7, agitprop