ECCELLENTE
Una domenica sontuosa, di quelle da ricordare a lungo e soprattutto da raccontare. Un Civitavecchia strepitoso che mette una seria ipoteca sulla promozione in serie D e una gradinata al seguito che dimostra che la sua serie D se la merita tutta, e chissà, forse ancora qualcosa di più. E’ in giornate come questa che è significativo fare il punto della situazione. Un anno fa di questi tempi si faceva la trasferta per Ostiantica Saline in treno, due anni fa si rompevano gli indugi per sostenere una squadra, l’unica, col nome Civitavecchia che partecipava ad un campionato di Terza Categoria-Under 21. Oggi invece l’assurda dicotomia è scomparsa e ha lasciato il posto ad una situazione piacevole, con una squadra che ha un ottimo rapporto con la tifoseria, una tifoseria che si dimostra matura e che ha quanto meno messo all’angolo quelle tre o quattro persone che hanno sempre rappresentato il vero limite per poter esprimere fino in fondo il potenziale ultras della nostra città.
La squadra insomma è in testa alla classifica e abbiamo tutta la presunzione di credere che il merito sia anche nostro. Di serie D si può parlare apertamente perché tanto il Civitavecchia quanto la sua Gradinata Popolare sono il meglio che c’è nel girone. E la trasferta di ieri, che ha assunto i connotati di un esodo, soprattutto per un campionato d’Eccellenza, lo dimostra.
Zona stadio “abitata” fin dalla mattinata da chi aveva prenotato il posto sui pullman diretti ad Aprilia, pullman che si riempiono poco dopo mezzogiorno. Si parte intorno a mezzogiorno e mezza, caricati gli ultimi ritardatari e preso atto di chi, all’ultimo minuto, non ce l’ha fatta a venire. Unica sosta per svuotamento delle vesciche sulla Pontina, si arriva allo stadio seguendo le indicazioni, si scende e si inscena un piccolo corteo. Poi però è subito battaglia: battaglia diplomatica, s’intende. Fiutato l’affare, i vertici della società pontina pretendono dieci euro per il biglietto del settore ospiti e noi non ci stiamo, facendo pressione “vocale” e rifiutandoci di entrare. Le lunghe trattative portano dapprima il prezzo alla “irremovibile” soglia dei 7 euro, che però diventano cinque quando pare a tutti chiaro che non è aria di compromessi. Non è questione di soldi ma di principio, non è la prima volta che siamo vittime di balletti sui prezzi (Fregene, Santa Marinella, Anzio) perché arriva il Civitavecchia e qualche presidente da strapazzo ci vuol far pagare l’assicurazione del macchinone (“aziendale”, per carità) parcheggiato sotto casa.
Morale della favola, entriamo che la partita è già iniziata, trovando il settore già occupato nella parte alta da chi da Civitavecchia è giunto in auto, prevalentemente tifosi semplici o spettatori. Noi ci disponiamo, come avremmo fatto naturalmente, nella parte bassa dove la visuale non è un granché. Il colpo d’occhio comunque è da partita di cartello, la tribuna unica e interamente coperta di Aprilia presenta pochi spazi vuoti e dall’altra parte si nota pure uno sventolio di bandiere di ultras locali in piedi, che da lontano riusciamo a quantificare in una cinquantina di ragazzi, con presenze della Legione Falisca di Civita Castellana.
Per quanto riguarda invece noi, gli ultras in piedi sono un centinaio: diamo vita ad una fitta sbandierata, con striscione “Noi Siamo Civitavecchia” (e relativo coro) mentre in cancellata viene affisso Giustizia per Gabriele. Numerosi i cori d’incitamento che si alternano a molti cori secchi per ricordare chi non c’è più, contro le infami morti bianche, per chiedere libertà per gli ultras. Il settore esplode al gol di Bevilacqua e non smette di cantare anche quando, davanti a noi, l’Aprilia pareggia. Qui da semplici spettatori locali posti al fianco del settore, e debitamente protetti dal divisorio, arrivano gestacci: puro “cinema” che non serve a un cazzo, che meriterebbe solo indifferenza dagli ultras.
La partecipazione è sempre buona ma in alcune fasi, soprattutto del secondo tempo, diventa ottima e la squadra non manca di ripagarci, l’azione che porta al gol di Adornato trova così la sua continuazione naturale nella corsa sotto il settore di tutta la squadra. Appena poi, a metà tempo, ci prendiamo la briga di iniziare il coro del Boca, l’amuleto si conferma tale e dopo neanche trenta secondi è rigore: 3-1 di Gagliardini e, anche se di alcol ne gira pochissimo, sono tutti ubriachi. Sgolandoci per oltre venti minuti sulle note del tormentone arriviamo così al novantesimo ed è festa grande con la squadra sotto al settore e Caputo, visibilmente emozionato, che sfila via con le stampelle al seguito. Un altro deficiente locale (ognuno ha i suoi) viene verso la gabbia con chissà quali bellicose intenzioni (figuriamoci…) e, cosa che è stata apprezzata, viene spintonato via da ultras locali.
Parrebbe finita, anche perché le energie sono state sprecate tutte. Invece, complice la sosta all’autogrill, il pullman della squadra ci raggiunge, ci supera e riaccende l’entusiasmo generale e anche il bus del Civitavecchia, tra sorpassi e controsorpassi con quelli degli ultras, diventa una bolgia: ci diamo telefonicamente appuntamento all’arrivo a Civitavecchia, ritardato da una fila causa incidente al Marangone, e davanti allo stadio insceniamo un altro momento di festa.