Tre punti nel silenzio per Michele
Prova di carattere per il Civitavecchia che capitalizza al massimo un turno interno assolutamente non facile, quanto meno dalle premesse. A piegare il Marta sono stati il gol di Macaluso, su rigore, allo scadere del primo tempo e il raddoppio di Lancioni, mentre nel finale, ancora su rigore il Marta è riuscito solo a dimezzare lo svantaggio e a violare, dopo tre turni di imbattibilità, la porta del fenomenale Baroncini. Partita comunque difficile perché, per gli infortuni di Brunetti e Gagliardini, Caputo si è ritrovato quasi senza attaccanti e perché la gara è stata condizionata dal forte vento. Inoltre la squadra non è stata incitata dai suoi ultras. No, oggi non potevamo. Il lutto che ha colpito la città è stato troppo forte e soprattutto ha colpito troppo da vicino la gradinata stessa, già provata in estate dalla scomparsa della indimenticata Giulia, per far finta di niente. Quindi la partita in gradinata è stata inevitabilmente condizionata, è stata una partita in cui riflettere.
Prima dell’inizio della partita alcuni ultras hanno incontrato la vedova di Michele Cozzolino nei meandri dello stadio, per poi, a pochi minuti dall’inizio della partita, entrare in campo ed appendere due striscioni: uno semplicemente con la scritta Michele, affisso alla rete, l’altro con la dicitura “Mai più morti bianche”, listato a lutto. Successivamente, in balaustra apparirà anche lo striscione della Brigata Faro, mentre gli ultras dei vari gruppi siederanno composti a seguire la partita, peraltro in una gradinata preferita da tante altre persone, perché a “solina” e soprattutto a ridosso del freddo grecale. Da segnalare la dedica di Roberto Macaluso, al gol, ai tifosi in lutto e il saluto della squadra a fine partita, così come l’incasso devoluto in beneficenza, mentre non è stato possibile onorare la tragedia con un minuto di silenzio né col lutto al braccio, a quanto sembra perché la federazione pare aver irrigidito molto i suoi regolamenti in materia di lutti e commemorazioni. La gradinata ha fatto comunque da sé, esponendo ad inizio secondo tempo un lungo striscione “Un padre, un amico, un operaio come noi: e questa la chiamate sicurezza?”, striscione che era già comparsi ai cancelli della gradinata in settimana e che è finito quindi in balaustra.
Una giornata, alla fine, indimenticabile anche se ricca di amarezze e cordoglio vero. Speriamo solo che serva a ricordare che di lavoro non si deve morire, e che sia un’altra voce che grida forte, dentro, nella coscienza dei “capoccioni” che guardano al profitto e alle statistiche come numeri più importanti delle vite.